Parvovirosi - U.C.B.S Unità Cinofile Biellesi di Soccorso

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Parvovirosi

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Parvovirosi

La parvovirosi (o gastroenterite virale del cane) è una malattia virale grave e molto contagiosa, causata da un parvovirus (parvovirus canino di tipo 2 o CPV-2), che viene diffuso prevalentemente attraverso le feci di animali infetti. Il parvovirus ha la caratteristica di essere molto resistente nell'ambiente (può sopravvivere anche fino a un anno), pertanto per il contagio non è necessario il contatto diretto tra cani, ma è sufficiente l'esposizione ad un ambiente o a materiale contaminato. Anche l'uomo può trasportare involontariamente il virus nell'ambiente e contribuire così alla sua diffusione.
I cani più a rischio sono quelli che provengono da ambienti ad alta densità di animali, come i canili, ma anche da negozi e fiere.
La parvovirosi è una malattia che colpisce spesso i cuccioli, nei quali si manifesta in forme gravi e frequentemente mortali.
Esistono diverse forme cliniche:

  • forma enterica acuta: è determinata dalla localizzazione del virus a livello intestinale, dove provoca gravi danni ai villi; il parvovirus può colpire anche i globuli bianchi (le cellule deputate alla difesa del l'organismo), riducendone il numero e indebolendo il sistema immunitario del cane. La forma enterica colpisce soprattutto i cuccioli dal momento dello svezzamento ai sei mesi di età. I sintomi sono caratterizzati da vomito (grave e persistente), depressione, anoressia e febbre, dopodiché compare diarrea emorragica. I cuccioli possono andare incontro a disidratazione rapida e morte per shock endotossico. I sintomi possono comparire da 4 a 14 giorni circa dal momento dell'infezione.

  • forma cardiaca acuta: il parvovirus può localizzarsi a livello del cuore, dando una sintomatologia molto grave e quasi sempre mortale. Colpisce soprattutto i cuccioli entro le due settimane di vita e nati da madri non vaccinate. I sintomi  sono rappresentati da vomito, dispnea (difficoltà respiratorie), convulsioni e cianosi (mucose bluastre perché poco ossigenate). Nei pochi cani che sopravvivono restano dei danni evidenti al cuore, che determinano un'insufficienza cardiaca grave.

Esistono anche forme più lievi (subcliniche), caratterizzate da depressione, anoressia e febbre, che possono  però essere complicate da infezioni batteriche secondarie.
Fattori stressanti per il cane (ad esempio il trasporto e il cambio di ambiente) e presenza di patologie concomitanti (ad esempio parassitosi intestinali) possono contribuire all'insorgenza della malattia e all'aggravarsi dei sintomi.
La terapia va effettuata d'urgenza ed è una terapia di sostegno, basata sulla reidratazione del cane e sull'utilizzo di farmaci che contrastino i sintomi manifestati e prevengano infezioni batteriche secondarie. Gli animali ammalati devono essere tenuti in un luogo caldo, pulito e senza fattori stressanti, isolati dagli altri cani. E' necessario utilizzare norme igieniche adeguate per evitare la diffusione del virus nell'ambiente.
La prevenzione è possibile, attraverso una corretta profilassi vaccinale, che va effettuata nei cuccioli, a partire dalle 6-8 settimane di età, con richiami annuali regolari per tutta la vita del cane (in quanto anche il cane adulto può ammalarsi).
Molto importante è anche una gestione corretta del cucciolo, ponendo particolare cura all'igiene, poichè il virus si diffonde nell'ambiente attraverso le feci; dal momento che la contaminazione può avvenire per 13-30 giorni dopo la guarigione degli animali, i proprietari dei cani che hanno avuto la parvovirosi devono porre particolare attenzione ad eliminare tutte le deiezioni dall'ambiente.
Il virus è tipico della specie canina, può colpire altri canidi (come la volpe), ma non è contagioso per l'uomo o per altri animali domestici, come il gatto.


a cura della dottoressa Elisabetta Scaglia medico veterinario
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